Zoes farm
Appunto di Produzione e Responsabilità

Di quale Commissione parlava #PresaDiretta? Ecco i dati della Commissione presieduta da @wganapini

Inserito il 24 gennaio 2012

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L'altra sera, almeno a leggere i commenti su Twitter e Facebook, la trasmissione Presa Diretta con un ottimo giornalismo investigativo ha destato molto scalpore sulla situazione delle discariche, degli inceneritori (non chiamati ipocritamente "termovalorizzatori") e sulla raccolta (IN)differenziata dei rifiuti nella città di Roma. (Qui il link della puntata: http://ow.ly/8E1uc )

Verso la fine della puntata - circa 01h,40min - dopo l'esempio virtuoso di San Francisco (dove una cittadina cita i sacchi in Mater-Bi compostabili usati anche oltreoceano e prodotti dall'azienda italiana Novamont) il buon Iacona dice:

"E' bello vedere che se si vuole si può! E adesso nessuno può più dire che la prospettiva "rifiuti zero" e senza inceneritori è solo una fantasia (...) Se anche noi a Roma avessimo seguito le indicazioni di Walter Ganapini e della sua Commissione nel 2002 anche noi saremmo li con quelle quote di raccolta differenziata; non avremmo bisogno di costruire due discariche provvisorie, una discarica definitiva, distruggere territori e la vita di migliaia di persone..."

Ora, essendo che conosco bene Ganapini, dallo scorso anno Presidente di Sisifo Italia, impresa da me fondata (vedi il profilo http://www.sisifo.eu/ganapini/), sono andato a ricercare quei dati ormai pubblici in quanto pubblicati sul libro di Ganapini ”Ambiente made in Italy” pubblicato dalle edizioni Alberti nel 2004

Prima però,. suggerisco di tornare alla puntata di Presa Diretta intorno a 1h 15 min e sentire cosa Ganapini scriveva proprio alla trasmissione, parlando di quello studio commissionato dalla Giunta Veltroni

"eccovi la sintesi della Relazione conclusiva dei lavori di una Commissione istituita dal Comune di Roma nel 2002 , avente come scopo l’indicare al Comune stesso come e cosa fare per riportare a legalità la Capitale dal punto di vista dell’attuazione dell’allora vigente ‘Decreto Ronchi’ , obiettivo che non aveva alcunché di trascendentale , come spiegammo nella Relazione finale : si trattava solo di volerlo fare .

Rimasi di stucco , nei mesi successivi alla consegna della Relazione , venendo a sapere come la Relazione stessa non fosse mai stata consegnata dall’allora Assessore all’Ambiente , Dario Esposito , al Consiglio Comunale : eppure , si trattava del risultato di un lavoro commissionato e pagato dal Comune !

Fu per tale sconcerto che , nel 2004 , decisi di inserire una sintesi compiuta della Relazione all’interno del mio libro “Ambiente made in Italy”

Ecco qui di seguito quella sintesi...anche se non sarebbe male se uscisse il testo completo messo a disposizione del Comune di Roma... Leggete con attenzione le conclusioni della Commissione poi, a voi i commenti!

‘Rifiuti: portare Roma a standards europei è possibile’

Dal marzo al luglio 2002, una Commissione di esperti incaricata dal Sindaco Veltroni ha analizzato la gestione dei rifiuti nella Capitale ed ha elaborato le linee-guida per conseguire gli obiettivi del D.Lgs. 22/97 nell’area metropolitana romana.

La ricchezza del lavoro progettuale, fondato su analisi sistematiche dell’assetto attuale dei servizi e sull’acquisizione di un quadro conoscitivo aggiornato ed estremamente articolato delle migliori esperienze europee ed italiane, ne consiglia la divulgazione, per quanto in forma parziale e del tutto sintetica.

Ciò a maggior ragione nel momento in cui ulteriori, recenti, evoluzioni di normativa e giurisprudenza europee, particolarmente in tema di modalità d’uso del CDR, possono contribuire a rendere praticabile ogni segmento della strategia indicata dal testo, nel pieno rispetto delle politiche applicative del Protocollo di Kyoto (Cfr. “Ambiente e Sicurezza” Speciale Ecomondo). Il possibile decollo della realtà capitolina bilancerebbe l’arretramento inarrestabile, rispetto agli standards europei, della realtà milanese, riasservita a discariche e vecchi inceneritori.

Oltre a chi scrive, componevano la Commissione il Prof. Renato Gavasci (Università di Roma-Tor Vergata), il Prof. Giorgio Nebbia, il Prof. Adolfo Parmaliana (ProRettore dell’Università di Messina), il prof. Giuseppe Viviano (Istituto Superiore di Sanità), il Prof. Andrea Masullo (Università di Camerino e WWF), la Dr.ssa Lucia Venturi (Coordinatrice del Comitato Scientifico di Legambiente), il Dr. Massimo Guerra (all’epoca Osservatorio Nazionale Rifiuti, Ministero dell’Ambiente e VAS).

La relazione di cui si propone la sintesi è stata approvata all’unanimità della Commissione, fatto salvo il Prof. Nebbia, che non ne ha condiviso la parte inerente il recupero energetico del CDR producibile dai rifiuti urbani di Roma.

Al lavoro hanno contribuito in modo determinante le competenze operanti nell’Unità Operativa III “Ciclo dei Rifiuti”, X Dipartimento dell’Amministrazione Capitolina, diretta dall’Arch. Maria Franca De Forgellinis e comprendente la Dr.ssa Luisa Frattini, la Dr.ssa Marta Geranzani e l’Ing. GianLuca Cencia; la Commissione si è potuta altresì avvalere della collaborazione dell’Ing. Leopoldo D’Amico (AMA).

1. Situazione attuale della gestione dei rifiuti a Roma

La tabella 1 sintetizza la situazione attuale della raccolta e dello smaltimento di rifiuti a Roma.

Tabella 1 - Situazione attuale della raccolta e dello smaltimento di rifiuti a Roma

(VEDI TABELLA 1)

I rifiuti indifferenziati vengono raccolti con cadenza giornaliera dai 43.463 cassonetti verdi (una media di un cassonetto per 80 abitanti), svuotati tramite l'utilizzo di 232 (18 alimentati con il biogas della discarica di Malagrotta) compattatori a caricamento laterale e 214 compattatori a caricamento posteriore, per un totale di 446 automezzi (circa un automezzo per 100 cassonetti), condotti da circa 600 autisti.

Le raccolte differenziate dovrebbero avere cadenza quindicinale, ma poiché i 21.759 cassonetti bianchi e blu (in media uno ogni 160 abitanti, che diventano 320 in termini di materiale raccolto) vengono svuotati tramite l'utilizzo di soli 18 automezzi del CTR, appare evidente il motivo del verificarsi di cadenze spesso mensili, con forte disagio per i cittadini.

I cassonetti stradali ammontano a 65.622: alla percentuale del 33,36% destinato a raccogliere i rifiuti differenziati corrisponde la quota del 4,0% degli automezzi dedicati alla raccolta.

Per la raccolta dei Rifiuti Urbani Pericolosi sono stati allestiti 2.075 contenitori, mentre trespoli e gettacarte ammontano a 26.900 unità.

Da non sottovalutare è la necessità di dovere utilizzare l’attuale “parco cassonetti” per un numero di anni adeguato al fine di ammortizzare un investimento di circa 30 milioni di Euro. Nel momento in cui si renderà necessaria la sostituzione del “parco cassonetti”, la Commissione suggerisce di valutare la possibilità di attivare un contratto di noleggio, che offre almeno tre articolazioni di servizio, quali la manutenzione, la localizzazione assistita da supporto informatico (Sistema Informativo Territoriale), la sostituzione (esempio: città di Madrid).

Dal punto di vista logistico, l’attuale sistema è destinato a sostanziali cambiamenti, a seguito della realizzazione del progetto di trasporto intermodale strada – ferrovia (oggetto di un Accordo di Programma del 9 marzo 2000 tra Comune di Roma, Ministero dell'Ambiente, Regione Lazio, Ferrovie dello Stato, Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente e Osservatorio Nazionale sui Rifiuti) che prevede la costruzione di un raccordo ferroviario tra la linea Roma-Pisa e l'impianto di Malagrotta: la traslazione dei rifiuti dall'automezzo al carro ferroviario avverrà nelle stazioni di Roma Smistamento e di Roma Ostiense. I rifiuti non verranno a contatto con l'esterno, in quanto l'intero cassone montato sull'automezzo verrà spostato sul carro ferroviario. La modifica da “cassa fissa” a “cassa scarrabile” è già stata realizzata sugli automezzi utilizzati per le sperimentazioni. È previsto che anche i materiali trattati negli impianti di Rocca Cencia e dell'Ex Autovox (Salario) saranno instradati tramite il vettore ferroviario.

Il progetto, a regime, consentirà il risparmio di 10.765 chilometri/ giorno, per un totale annuo di 3.929.225 km.

Allo scopo di migliorare le condizioni ambientali della città, la Commissione suggerisce il passaggio all’alimentazione dei veicoli da carburante convenzionale a carburanti gassosi.
I benefici ambientali di tale innovazione logistica sono rappresentati in Tabella 2.

Tabella 2 - Valutazione complessiva(*) delle prestazioni ambientali conseguibili a seguito dell’attivazione del trasporto intermodale strada + ferrovia

Tipologie di inquinante | Percorsi urbaniEmissioni in g/km | Risparmio totale(ton/anno)
CO 18,8 73,18
Nox 16,2 62,06
COV 5,8 22,58
PST 1,6 6,23

(*) Le quantità sono state calcolate seguendo la metodologia Corinair, per valori di emissione relativi a mezzi pesanti a gasolio su percorso urbano (velocità moderata e irregolare). I dati si riferiscono unicamente alle emissioni degli automezzi, per le componenti CO (monossido di carbonio), NOx (ossidi di azoto), COV (composti organici volatili), PST (polveri sospese totali), non assumendo le variabili relative a incidentalità, rumorosità, consumo delle pavimentazioni stradali, traffico, bilancio energetico del treno, ecc., che sono normalmente utilizzate per il conteggio dei costi interni e degli effetti ambientali.
Elaborazione: Commissione sul ciclo dei rifiuti – Fonte AMA 2002

Al beneficio ambientale, devono sommarsi almeno altre due positività, la prima relativa al risparmio economico dell'operazione (che in base a stime AMA S.p.A. potrebbe raggiungere, a regime, la cifra di circa 10 milioni di euro ogni anno), mentre la seconda rileva ai fini dell'aumento di disponibilità di automezzi e di risorse umane da destinare all'eventuale implementazione dei servizi.

Per quanto concerne la destinazione finale dei flussi, a oggi circa 4000 t/g (circa 1,5 Mt/a) di rifiuti della Capitale vengono conferiti nella discarica di Malagrotta.

2. Proposte della Commissione
• La Commissione, sulla scorta delle analisi e delle documentazioni raccolte, ritiene che l’attuazione tempestiva di quanto previsto dalle vigenti norme nella realtà capitolina implichi l’assunzione, come riferimento di pianificazione, progettazione ed esercizio di una gestione industriale integrata del ciclo dei rifiuti, dello schema seguente (Tabella 3).

VEDI TABELLA 3

La produzione annua dei rifiuti urbani di Roma ammonta a più del 5% della produzione nazionale.
Secondo stime dell'Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, nel 2001 in Italia sono state raccolte differenziatamente 5.012.000 tonnellate di rifiuti. Le 700.000 tonnellate avviabili - in base allo schema qui proposto - agli impianti di riciclo (più di 1.900 tonnellate ogni giorno) rappresenterebbero un incremento del 14% dei conferimenti su scala nazionale e farebbero sensibilmente salire la percentuale italiana di raccolta differenziata dal 16,8% al 19,1%.

È del tutto evidente che la realizzazione a Roma di un sistema di gestione dei rifiuti che preveda il raggiungimento del 44,8% di recupero di materia rappresenta una novità di rilievo da un punto di vista ambientale ed economico.

Come è noto, ogni raccolta separata di rifiuti per frazione omogenea va interpretata come una fase della gestione dei rifiuti, propedeutica all'avviamento al recupero. Da questo punto di vista - e in considerazione degli ordini di grandezza di cui stiamo trattando - risultano essenziali le elaborazioni e le conclusioni dello studio, condotto nel 2001 dalla Università Bocconi di Milano e dal Consorzio Nazionale Imballaggi, nel quale si dimostrano e confermano sia la richiesta di questi materiali da parte dell'industria del riciclo, sia la capacità di quest'ultima di trattarli convenientemente.

La prevenzione
La prima delle opzioni nella gerarchia di gestione integrata dei rifiuti è la prevenzione, come minor produzione di rifiuti e riduzione della loro pericolosità, che può tradursi in:
• minor prelievo di risorse (ovvero minor input di materie prime nei processi produttivi) e maggiore efficienza nei processi di trasformazione;
• sostituzione di risorse non rinnovabili con risorse rinnovabili;
• sostituzione delle sostanze pericolose con sostanze non pericolose;

Prevenzione è anche riprogettazione dei processi e dei prodotti al fine di ottenere:
• un maggior utilizzo di materiali di recupero (ex materie prime seconde) nei processi produttivi;
• prodotti monomateriale, o con basso numero di materiali diversi;
• materiali ben identificati e facilmente gestibili a fine vita;
• facilità di montaggio e disassemblaggio a fine vita;

oltre a:
• utilizzare tecnologie più pulite;
• sensibilizzare i consumatori;
• rafforzare l’uso dei marchi di qualità (ECOLABEL).

Gli interventi fondamentali ai fini della prevenzione dei rifiuti riguardano essenzialmente il ciclo di vita dei prodotti, ma iniziative importanti possono essere realizzate anche a livello di Enti Locali.

Nella ristorazione collettiva (mense scolastiche, aziendali ecc.) un accordo di programma dovrebbe favorire:
• la sostituzione di contenitori a perdere per le bevande (bottiglie) e per la distribuzione di alimenti e bevande (bicchieri, stoviglie, cestelli, posate a perdere);
• il ricorso a sistemi alla spina per l’erogazione di acqua minerale (potrebbe essere quella delle sorgenti romane).

Con gli esercizi pubblici (bar, pizzerie, pub, ecc.)potrebbe essere prevista:
• l’erogazione alla spina di acqua minerale proveniente dalle fonti romane, tramite un accordo con i gestori delle sorgenti per il riempimento dei contenitori in acciaio;
• la sperimentazione dei vuoti a rendere per alcune categorie di bevande.

Con il complesso degli uffici dell’Amministrazione Pubblica presenti in Roma, l'accordo di programma dovrebbe promuovere e incentivare:
• il recupero della carta e l’impiego di carta riciclata;
• il recupero e il riciclo, attraverso contratti di assistenza, del toner esausto e delle relative cartucce;
• ricerca di macchine dispensatrici per prodotti a bassa produzione di rifiuti (bevande “a spina” e snack senza imballaggio);
• ricorso a sistemi di leasing con assistenza e possibile recupero finale dei prodotti o di alcune parti: arredi, strumentazione e prodotti tecnologici, veicoli;
• orientamento dei capitolati d’acquisto comunali e delle Aziende ex Municipalizzate alla promozione di prodotti e servizi ecologicamente favorevoli (Green Public Procurement), dalla carta riciclata ai pneumatici rigenerati fino all’introduzione di inerti da recupero di detriti da demolizione nel comparto delle opere civili.
• promozione di un accordo tra l’industria romana e le Università impegnate in tema di ecodesign delle merci e di sviluppo di tecnologie più pulite;
• favorire, d’intesa con CCIAA Roma, percorsi incentivanti per le imprese romane interessate a conseguire la certificazione ECOLABEL ed EMAS;
• favorire politiche di scambio/baratto di mobilio, vestiario, ecc. (istituire le piazze domenicali del baratto e del riuso).

La Commissione raccomanda al Comune di adottare tutte le misure idonee a favorire la minimizzazione dei rifiuti e a tal fine di attivare tavoli di concertazione con enti e operatori economici finalizzati alla stipula di accordi volontari per la minimizzazione di rifiuti.

Nella grande distribuzione l'accordo di programma potrebbe favorire:
• modalità di distribuzione e imballo dei prodotti freschi che riducano la presenza di imballi o che prevedano l’utilizzo di imballi in materiali compostabili;
• impiego di imballi per il trasporto riutilizzabili, sia nel settore dei pallet ( e dei box-pallet) sia nel settore delle cassette per ortofrutta;
• presenza di bevande in contenitori riutilizzabili con deposito cauzionale;
• distribuzione di bevande in contenitori di plastica rigida (policarbonati o polietilene) riutilizzabili. Il produttore dovrebbe garantire il ritiro, la sterilizzazione e la ricarica delle bottiglie usate;
• diffusione di sistemi di distribuzione a erogatore per alcune tipologie di prodotto (detergenti per la pulizia della casa e personale; bevande; alimenti per animali, ecc.);

Obiettivi prioritari delle azioni di minimizzazione dei rifiuti, quale parte integrante delle azioni di gestione degli stessi, dovrebbero essere almeno i seguenti:
• riduzione dei consumi di merci a perdere qualora esse siano sostituibili, a parità di prestazioni, da prodotti utilizzabili più volte;
• sostegno a forme di consumo e di distribuzione delle merci che intrinsecamente minimizzino la generazione di rifiuto;
• sostegno alla diffusione e all'impiego di prodotti che intrinsecamente minimizzino la generazione di rifiuti;
• riduzione dell'immissione di rifiuti verdi ed organici attraverso la valorizzazione dell'auto-compostaggio;

Per quanto riguarda il Comune di Roma, attuando almeno alcuni degli interventi di prevenzione suggeriti contestualmente alla revisione del sistema di gestione proposto, si può ragionevolmente stimare una riduzione di circa il 20% dell’attuale produzione di rifiuti. In tal senso si può prevedere che, rispetto agli attuali 500 kg/abitante x anno, si possa raggiungere nel 2003 una produzione di 450Kg/ab x anno (ovvero una riduzione complessiva di 150.000 tonnellate) e di 400 kg/ab x anno nel 2005 (ovvero una riduzione complessiva di 300.000 tonnellate).

Per il perseguimento di questi obiettivi si possono, quindi, mettere in campo una molteplicità di strumenti:
• accordi volontari e di programma con enti, associazioni di categoria, operatori economici e cooperative;
• norme amministrative dirette alla regolamentazione di specifici consumi o alla limitazione della formazione di specifiche tipologie di rifiuto (utilizzo di materiale non di tipo “usa e getta” nelle mense pubbliche, nella ristorazione collettiva, ecc; sostituzione anche di parte degli imballi per bevande a perdere con imballi a rendere);
• strumenti economici diretti a incentivare il riutilizzo e la minimizzazione dei rifiuti;
• azioni informative, di promozione sociale e di assistenza tecnologica;

Negli eventi pubblici, secondo l’esperienza avviata dalla Regione Marche, si potrebbe prevedere l’integrazione, tra i criteri per la concessione del patrocinio e dell’eventuale contributo dell’Amministrazione, del ricorso a stoviglie biodegradabili e compostabili.

Può anche essere previsto l’acquisto o il noleggio o il leasing da parte del Comune di stoviglie durevoli e lavastoviglie mobili con garanzie di assistenza da parte dei fornitori (esempio: Municipalità di Monaco di Baviera).

Essendo il Lazio un grande produttore di acque minerali si possono stipulare inoltre accordi volontari fra Comune, imprese e commercianti per estendere il ricorso al vetro a rendere.

Altrettanto potrebbe essere fatto con i produttori di latte, a partire dal circuito HO.RE.CA. Un altro settore d’intervento previsto anche negli scenari di raccolta e gestione è rappresentato dall’intercettazione degli scarti di manutenzione del verde nel contesto dei parchi e delle ville comunali, con la realizzazione di piazzole per il compostaggio del verde, ovvero aree gestite all’aperto, con ventilazione naturale coadiuvata da interventi di rivoltamento, bassi consumi energetici, tempi di processo medio-lunghi. Le piazzole per il compost potrebbero essere gestite direttamente o in collaborazione con il personale del servizio giardini ed il compost ottenuto potrebbe essere utilizzato nella quota di fabbisogno di ammendante verde per la cura del verde pubblico.

Recupero di materia e raccolta differenziata
Da quanto sin qui riportato, emergono prime considerazioni circa iniziative da porre in essere, a valle della prevenzione, per adeguare Roma alle previsioni della vigente legislazione nazionale e comunitaria:
• progettazione e implementazione operativa del passaggio dalle attuali modalità di raccolta differenziata stradale a forme di “domiciliarizzazione” (con adeguati contenitori condominiali o di prossimità) per il collettamento della frazione organica domestica, mercatale e da ristorazione collettiva e della cartacea, attivando la raccolta multimateriale domiciliare “plastica, alluminio-banda stagnata” e reintroducendo la monomateriale “vetro” a livello stradale (1 contenitore /3-400 abitanti);
• ottimizzazione delle modalità di raccolta differenziata per i seguenti flussi prioritari:
- beni durevoli “bianchi” (elettrodomestici);
- beni durevoli “grigi” (elettrici, elettronici);
- accumulatori, pile, lampade a fluorescenza;
- sfalci e residui di gestione aree verdi;
anche coinvolgendo operatori privati qualificati;
• immediato adeguamento della logistica a servizio della raccolta differenziata (oggi, come più volte richiamato, sono dislocati, sul territorio comunale, circa 66.000 contenitori, di cui 22.000 circa bianchi e blu per raccolte differenziate); a servizio dei 44.000 contenitori verdi per rifiuti “tal quali” operano 446 automezzi di raccolta mentre a servizio dei 22.000 contenitori bianchi e blu operano in tutto 18 automezzi CTR, come già ricordato. Tale stato di cose deve essere urgentemente corretto;
• immediato adeguamento del parco impianti di nobilitazione e trattamento di recupero, oggi già totalmente insufficiente a soddisfare la domanda attuale. L’insufficienza diverrebbe drammatica a fronte della progressiva implementazione delle azioni fin qui descritte.
In particolare occorre incrementare tempestivamente:
- la capacità di compostaggio
- la capacità di nobilitazione delle frazioni merceologiche intercettate separatamente e da conferire al riuso industriale.
Il concretizzarsi di queste azioni deve essere accompagnato da costanti iniziative di informazione e coinvolgimento di attori sociali ed economici (Forum rifiuti-Agenda XXI e Osservatorio di qualità del servizio AMA in funzione del Contratto di Servizio con l’Amministrazione), con costanti azioni di informazione e formazione a livello del sistema educativo scolastico nel suo complesso (es. esperienze Re Mida, ecc.), con l’istituzione di adeguati servizi di sorveglianza e correzione di pratiche non adeguate (es. gli “ausiliari della raccolta differenziata”).

Il recupero energetico della frazione secca

Considerati, dallo schema di ripartizione dei rifiuti riportato in tabella 3, i flussi che afferiscono alla “Selezione indifferenziato”, è possibile valutare le quantità di combustibile derivato dai rifiuti da utilizzare o in impianto dedicato per il recupero energetico (indicato come “frazione secca”) o in utenze quali cementerie e centrali termoelettriche a combustibile solido ambientalizzate (indicato come “CDR”, prodotto con le specifiche del DM 5/2/98).
[Omissis]

3. Valutazione ambientale delle misure proposte
“Abbozzare prime valutazioni circa il bilancio ambientale della gestione dei rifiuti a Roma, nella sua configurazione attuale così come a seguito dell’attuazione delle azioni proposte dalla Commissione, implica verificare la coerenza delle pratiche operative rispetto alla attuazione degli impegni assunti dal Paese in tema di Protocollo di Kyoto, oltre che di rispetto delle vigenti normative.

L’attuale configurazione gestionale è dissonante rispetto al Protocollo, in quanto caratterizzata da:
- modesti valori di raccolta differenziata, con modalità multimateriali stradali che rendono necessaria una ulteriore fase di trattamento dei flussi per consentire il conferimento al riutilizzo industriale, con conseguente generazione di ulteriori emissioni solide dalla fase di nobilitazione;
- smaltimento massivo dei rifiuti in discarica. Negli anni tale pratica ha fortemente contribuito, con l’emissione di composti metanici, climalteranti, al cambiamento climatico globale;
- la logistica di raccolta e trasporto su gomma dei rifiuti contribuisce ulteriormente a tale cambiamento, con importanti emissioni di CO, NOx, IPA, PST;
- la mancanza di politiche attive di comunicazione/informazione e coinvolgimento degli utenti, così come la carenza di politiche di acquisto di beni e servizi ambientalmente favorevoli da parte dell’ Amministrazione impediscono di cogliere rilevanti opportunità di riduzione delle emissioni lungo il ciclo di vita di merci, beni e servizi;
- la dissipazione in discarica dei residui organici ne impedisce l’adeguato recupero a scopo agronomico nell’ottica di contenimento dei fenomeni di desertificazione in atto anche nell’Italia centro-meridionale.
L’attuazione delle misure suggerite dalla Commissione porta a risultati coerenti con il contenuto del Protocollo di Kyoto:
- la generalizzazione di pratiche di prevenzione (riduzione all’origine di quantità e pericolosità dei rifiuti) e di raccolta differenziata “domiciliarizzata” massimizza il recupero di materie seconde per le industrie e di sostanza organica per l’agricoltura, riducendo il consumo di materie prime limitate e gli sprechi energetici connessi;
- tali risultati positivi saranno massimizzati se l’Amministrazione deciderà di sfruttare appieno la pratica del Green Public Procurement, fondamentale per consolidare il mercato dei prodotti di riciclo e di beni e servizi ambientalmente favorevoli;
- il deciso passaggio ad una logistica intermodale “gomma/ferro” genera forti benefici in termini di miglioramento della qualità dell’aria nell’area metropolitana;
- il conferimento marginale a discarica di materiali praticamente non fermentescibili riduce drasticamente il contributo della città di Roma al cambiamento climatico globale;
- l’utilizzo agricolo del compost da residui organici alimentari e quello per il verde pubblico e privato del compost da sfalci e potature configura il suolo di Roma come vero e proprio “carbon sink”, nella logica del Protocollo di Kyoto; oltre ad eliminare o ridurre drasticamente le emissioni in atmosfera di prodotti della fermentazione anaerobica dal sito di discarica;
- il recupero energetico della frazione combustibile dei rifiuti, che avvenga come CDR in cementerie e centrali termoelettriche o come frazione secca in impianti dedicati (possibilmente in schemi cogenerativi di energia elettrica e calore), genera emissioni, che peraltro possono essere contenute nei limiti indicati dalle vigenti normative. A tali emissioni vanno tuttavia sottratte quelle che si genererebbero utilizzando carbone o altri combustibili solidi, nell’alimentazione di cementerie o centrali, o ricorrendo a idrocarburi liquidi e gassosi per caldaie condominiali o familiari, nel caso dell’impianto dedicato con cogenerazione ed in siti che presentino adeguate utenze per entrambi i vettori energetici
- significativi miglioramenti al bilancio ambientale della città verranno dall’applicazione delle misure consigliate per quanto attiene i flussi di rifiuto relativi alle auto a fine vita, lampade a vapori di mercurio, inerti da demolizione, ingombranti, elettrodomestici e rifiuti elettrici ed elettronici.

4. Conclusioni
La Commissione, nel ringraziare l’Amministrazione per la fiducia accordata e il Dipartimento X, III U.O. Ciclo dei rifiuti e la Segreteria tecnica per la preziosa e competente collaborazione prestata, è pervenuta alle seguenti conclusioni:

- l’attuale gestione del ciclo dei rifiuti nella Capitale non soddisfa ancora le previsioni normative nazionali e comunitarie oltre a quelle del Protocollo di Kyoto recentemente siglato dal nostro Paese;

- portare a compimento l’attuazione del D.Lgs. 22/97 a Roma implica l’attivazione di un percorso di cambiamento che deve coinvolgere, oltre ai gestori attuali del ciclo, ogni attore sociale ed economico interessato, dalle Istituzioni scolastiche ai consumatori e al mondo delle imprese;

- in tema di prevenzione/riduzione all’origine del problema “rifiuti” la Commissione suggerisce iniziative interne all’Amministrazione (“Green Public Procurement” nella politica degli acquisti di beni e servizi) ed esterne (accordi di programma con la distribuzione grande, associata e piccola, ecc.), fino al coinvolgimento delle Università romane e del mondo imprenditoriale, con l’obiettivo della possibile certificazione di qualità ambientale del territorio Capitolino;

- occorre una progressiva, ma celere, riorganizzazione della raccolta differenziata delle frazioni industrialmente riutilizzabili dei rifiuti (carta e cartoni, vetro, rifiuti organici, sfalci e potature, plastiche + alluminio + banda stagnata) verso modalità “domiciliarizzate” o “di prossimità”, superando l’attuale prevalenza di grandi contenitori in sede stradale, che facilitano il conferimento massiccio di flussi impropri di rifiuto. L’industria nazionale ha documentato bisogno di tali frazioni, oggi spesso importate dall’estero;

- l’attuale parco mezzi AMA, ed il relativo personale, è sufficiente per gestire a regime il nuovo schema di raccolta, mentre all’eventuale carenza di risorse finanziarie per investimenti nel settore “contenitori” e “nuovi mezzi” (es. doppio scomparto) si può far fronte attraverso formule di leasing integrato al global servicing largamente sperimentate, con successo, nelle metropoli europee. Forte deve essere il coinvolgimento del volontariato e del privato qualificato;

- occorre una costante e qualificata informazione e comunicazione all’utenza per coinvolgerla appieno nella sfida per la qualità ambientale della Capitale in tema di rifiuti. Gli obiettivi proposti sono ambiziosi, ma del tutto coerenti con la normativa e con le grandi esperienze delle aree metropolitane nel mondo. Analoga sfida è stata recentemente lanciata dal nuovo Sindaco di Parigi, città vicina a Roma per l’attuale livello prestazionale nella gestione dei rifiuti;

- importantissima è l’attivazione del passaggio da tassa a tariffa, che correla direttamente i costi di gestione del sistema con il servizio fornito, e rende consapevoli i cittadini e i settori commerciale, artigianale, distributivo e terziario, attraverso meccanismi economici premianti dei benefici connessi ai nuovi, necessari, comportamenti virtuosi;

- completamente da rivisitare è l’attuale allocazione dei mezzi di raccolta asserviti ai 66.000 contenitori collocati sul sedime stradale comunale (44.000 verdi per rifiuto indifferenziato, 11.000 bianchi per carta e cartoni, 11.000 blu per la multimateriale plastica-vetro-alluminio-banda stagnata); attualmente il contenuto dei 44.000 cassonetti viene asportato da una flotta di 446 grandi mezzi, mentre i 22.000 cassoni per la raccolta differenziata sono svuotati, in tutto, da meno di 20 automezzi. Si tratta di un collo di bottiglia inspiegabile, che trasforma i cassoni bianchi e blu in “mini – discariche”, con effetti dirompenti sulla volontà cooperativa dei cittadini;urgentissimo, ai fini del miglioramento del traffico urbano, della qualità dell’aria, dell’efficienza della raccolta è il decollo a regime del progetto di valorizzazione del trasporto ferroviario di rifiuti nella Capitale;

- la gestione industriale integrata del ciclo dei rifiuti, obiettivo delle norme comunitarie e del D.Lgs.22/97, richiede che Roma si attrezzi celermente di adeguata dotazione impiantistica in tutti i segmenti al fine di soddisfare il fabbisogno di trattamento dei flussi individuati. Occorre procedere con urgenza, anche con l’eventuale contributo di partners privati qualificati ed affidabili (nel caso di carenza di risorse pubbliche per investimenti), all’adeguato potenziamento dell’impianto di compostaggio di Maccarese, alla realizzazione di stazioni di compostaggio per sfalci e potature nei Parchi urbani, alla realizzazione di impianti di selezione secco/umido nei siti Rocca Cencia e Salario, all’attivazione di Isole ecologiche in ogni Municipio ed alla realizzazione di un’adeguata capacità di selezione del flusso multimateriale (oltre all’impianto di Rocca Cencia);

- deve prendere corpo un’adeguata strategia urbanistico-ambientale per dare configurazione legittima ed operativamente accettabile alla gestione di inerti da demolizione, auto a fine vita, lampade a vapori di mercurio, rifiuti ingombranti e elettrici, elettronici e di elettrodomestici. La loro attuale scorretta gestione genera problemi gravi a carico delle risorse naturali della città;

- la frazione secca esitante a valle delle azioni di raccolta differenziata e di selezione fisico-meccanica ha un p.c.i superiore a 3.500 kcal/kg.
Qualora l’Amministrazione optasse per la soluzione dello smaltimento della frazione secca in un inceneritore dedicato, la scelta localizzativa dovrebbe considerare che il recupero del calore da combustione della frazione secca è tanto più efficace quanto più diversificato è lo spettro dei fabbisogni (elettricità, riscaldamento, raffrescamento) di utenze, in prossimità del sito;

- interventi di nobilitazione e raffinazione della frazione secca aumentano il p.c.i. fino a valori superiori a 4.000 kcal/kg, compatibile con l’utilizzo del CDR così ottenuto in utenze industriali, quali le cementerie (sostituendo fino al 30% in peso il combustibile solido alimentato ai forni a secco, ma fino all’80% nei forni a umido) e le centrali termoelettriche a carbone e lignite ambientalizzate.

L’applicazione dell’insieme delle misure proposte (dalla prevenzione al recupero di materia fino al recupero di energia), definisce un quadro di azioni utili a determinare condizioni migliorative del bilancio ambientale complessivo della Capitale.”

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1 commento

Ritratto di PuntoDock

PuntoDock Soc. Coop

Inserito il 25 gennaio 2012 - 13:56

Si perchè il servizio di San Francisco?!?...mal di stomaco Sad

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